Hanno tutti ragione. Recensione
Un inaspettato trattato filosofico sulla natura degli uomini, sulle verità della vita. Questo è Hanno tutti ragione, prima fatica letteraria del regista Paolo Sorrentino, in queste settimane al cinema con il suo ultimo film: This Must Be the Place.
Sul protagonista del libro Antonio D’Orrico ha scritto: “Tony Pagoda è un eroe del nostro tempo, il più grande personaggio della letteratura italiana contemporanea”.
Non spetta a me dirlo, però questo Tony Pagoda – cantante napoletano con il vizio della cocaina – è davvero un genio; un deposito inesauribile di racconti di vita.
La storia si sviluppa, nell’arco di circa vent’anni, tra Napoli, Rio, Manaus e Roma. Non mancano i flashback, i colpi di scena, l’amore e la violenza.
Tony Pagoda è uno che non si è limitato a sopravvivere: è uno che ha vissuto. Ha imparato. È fuggito, anche, perché arriva sempre un momento nella vita in cui c’è bisogno di fuggire, ma poi la vita lo ha messo di fronte alla possibilità di tornare. E ricordare.
E a ogni pagina Tony Pagoda vomita una verità: lapalissiana e sacrosanta. Cinico e inconfutabile Tony Pagoda, sulle donne e sul sesso, sulla droga e lo spettacolo, la politica e la vita. indiscutibile su una cosa soprattutto: ogni uomo ha il suo dolore.
