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Oceano mare. Recensione

Oceano mare. Recensione


bariccoOceano Mare è un romanzo scritto bene, senza macchia, senza flessioni.  Ma è soprattutto stupore. Lo stupore della prima volta che vedi il mare. E ti chiedi dove possa mai finire, il mare. Il professor Bartlebloom, uno dei protagonisti, è impegnato a scoprirlo. Per la verità è impegnato a scoprire dove finisca ogni singolo elemento del mondo. Ma il mare non finisce. E ritorna, di continuo, a legare le vicende dei personaggi che transitano alla locanda Almayer: punto d’incontro di inquietudini e passioni. E rancore.

Il mare come cura, per la giovane Elisewin. Il mare come tentativo, per il pittore Plasson. Il mare come attesa, per Ann Deverià. Il mare come morte per i centoquarantasette naufraghi dell’Alliance battente bandiera francese.
Il mare come vendetta, per Thomas. Il mare come mare. Il mare senza tempo e senza confini.

Il mare che lo decide lui se cullarti, o ingoiarti. E a te spetta solo sapere che ci sono tre tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che si spingono dentro il mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi.



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