Il carnefice. Recensione e intervista all'autrice
Ambientare un thriller in un paesino abruzzese si può. Se non ci credete leggete Il carnefice (Newton Compton, 288 pp., € 9,90), primo libro di Francesca Bertuzzi, classe 1981.
Prendete una ragazza africana arrivata in Italia da bambina insieme alla madre e alla sorella, prendete un bestione che di notte ti prende da dietro e ti dice «Non urlare troia o ti spacco la testa», prendete un datore di lavoro e migliore amico di nome Drug Machine. Prendete una torbida estate di provincia, metteteci dentro sangue, scrippelle, belle donne e un sacco di fantasmi che tornano dal passato per sconvolgere la vita di Danny e del tranquillo paese di San Buono.
Prendete tutto questo e avrete Il carnefice, un libro che si lascia leggere sempre più in fretta, fino ad arrivare a un finale col botto.
Fidatevi di uno che per la foga di finire il libro — la Bertuzzi è bravissima a infilare continui ganci che costringono il lettore a passare al capitolo successivo — ha rischiato di squagliarsi sotto il sole d’agosto. L’ho fatto perché tifavo per Danny, perché è una che non si piega.
Venerdì 28 ottobre Francesca Bertuzzi sarà ospite del Festival della narrazione Montesilvano Scrive, dove terrà una lezione su Quentin Tarantino all’interno della rassegna Un paese per giovani, realizzata in collaborazione con la Micro Biblioteca Sociale Andrea Pazienza.
In attesa di poterla ascoltare dal vivo le abbiamo fatto qualche domanda.
Negli ultimi anni gli autori giovani hanno avuto un ottimo spazio, tant’è che si è parlato anche di “moda degli esordienti”. In questo l’editoria va decisamente controcorrente rispetto ad altri settori del mondo del lavoro in cui invece i giovani faticano a trovare spazio. Come valuti, anche alla luce della tua esperienza personale, questa particolarità dell’editoria? È una moda destinata a passare, oppure può spingere anche altri settori a investire sui giovani?
Gli editori che hanno deciso di aumentare il numero degli esordienti nei loro cataloghi, secondo il mio avviso, hanno dimostrato una coscienza imprenditoriale non indifferente, perché un esordiente, per dirne una, costa meno di un autore che ha già un nome. Hanno dato prova di credere nel futuro delle proprie case editrici, cercando, con lo scouting, di mettere in piedi nuove scuderie di autori fortemente determinati ad andare avanti in questa carriera, mandando quindi il chiaro segnale di essere alla ricerca di prospettiva. Infine, hanno avuto coraggio, un esordio, per definizione ovvia è un rischio per la casa editrice. Non so se questo esempio verrà seguito anche in altri settori però una cosa è certa, sono felice di aver incontrato Raffaello Avanzini, che è uno di quegli editori che scommettono con forza e determinazione sui giovani.
Com’è essere giovani donne oggi in Italia?
Posso dire come ho vissuto io l'essere una persona che è nata e cresciuta in questo paese. A me piace l'Italia, qui ho la mia famiglia e i miei affetti, e non ho mai preso seriamente in considerazione l'idea di vivere altrove. Però capisco il perché alcuni miei coetanei, o ragazzi ancora più giovani, decidano di espatriare per cercare un'opportunità. A volte si ha la netta sensazione di avere delle strade precluse, che le possibilità non siano le stesse per tutti. Si ha l'impressione di vivere dentro un'ingiustizia. Io per un lungo periodo ho provato queste sensazioni e ho avuto la paura reale che non sarei mai riuscita a pubblicare, per esempio, poi invece l'incontro con la Newton mi ha ridato una grande fiducia. Ho capito che alcune persone hanno il potere, è vero, ma molto di quel potere siamo noi a consegnarglielo se gli crediamo quando ci fanno capire, in un modo o nell'altro, che senza di loro non si può andare avanti. Almeno questa è stata la mia esperienza.
Nel nostro paese si può vivere d’arte? Quanto è precaria la vita di una giovane scrittrice?
Dipende. Per ora, per quello che mi riguarda, sono molto felice di aver avuto la possibilità di esordire. Poi se mi potrò permettere di fare solo questo nella vita, avrò raggiunto il cento per cento del mio sogno.
